Elenco dei prodotti di TartufLanghe

“Tartuflanghe è stata fondata nel 1975 non soltanto a partire da un’idea, ma sulla base di un’esperienza culinaria che ha i suoi inizi negli anni 50’, quando mio marito Beppe era Chef sulle navi da crociera e successivamente con il ristorante da Beppe, da noi aperto e gestito tra gli anni 1967 – 1982. Situato nel cuore della città di alba, il nostro ristorante era segnalato dalla guida Michelin quale punto di riferimento in Piemonte per gli amanti della cucina a base di funghi e tartufi. Tartuflanghe è dunque nata coniugando il nostro estro con l’ampio bagaglio di esperienze maturate, che da qualche anno abbiamo cominciato a tramandare ai nostri figli Stefania e Paolo.

Una grande passione e l’amore per i prodotti autentici sono sempre state le linee guida del nostro lavoro. Principi a cui ci siamo attenuti sin dall’inizio e che hanno permesso di distinguerci nel mercato specializzato dei prodotti di qualità.


Gli unici obiettivi che da sempre ci prefiggiamo sono la soddisfazione dei clienti e la ricerca di nuove realtà esigenti e competenti, cui far conoscere ed apprezzare i prodotti.


Il nostro concetto di crescita appartiene alla filosofia del miglioramento qualitativo e non solo quantitativo, una crescita fatta di sapienti acquisizioni, di rispetto per la tradizione ed i metodi realmente artigianali uniti all’innovazione e alla tecnologia. Tutto ciò ci ha consentito di ottenere una reputazione che premia la nostra naturale vocazione a realizzare bontà gastronomiche raffinate ed autentiche.


Il nostro team addetto alla produzione è seguito con scrupolo e dedizione da Stefania e tutto il processo produttivo viene attentamente supervisionato attraverso varie fasi:





  • Ispezione delle materie prime all’arrivo, controllo dello stato delle merci, in conformità all’ordine e alla provenienza, rispondendo scrupolosamente alle normative sulla tracciabilità del prodotto.






  •  Stoccaggio delle materie prime nelle varie sale di appartenenza.






  • Controllo igienico-sanitario dell’ambiente e degli impianti, con particolare attenzione ai punti critici






  • Lavorazione dei prodotti e produzione, affidata ad un’equipe di persone formate secondo la migliore tecnica artigianale.






  • Stoccaggio a magazzino del prodotto finito e periodo di quarantena durante il quale viene testata la stabilità del prodotto, sia attraverso un controllo interno che attraverso analisi di laboratorio.






  • Realizzazione di schede tecniche fedeli e trasparenti nella descrizione del processo produttivo.






  • Primo controllo qualità del prodotto finito in fase pre-etichettatura e secondo controllo qualità in fase di preparazione ordine.






  • Preparazione degli ordini con grande attenzione all’imballo.





Il personale presente in ufficio è addetto alla gestione e al controllo degli ordini ed è altamente qualificato per offrire un servizio sollecito ed efficiente, sia per quanto riguarda la logistica che la comunicazione. L’ufficio commerciale è diretto da Paolo, impegnato nella promozione dei prodotti e nel supporto ai clienti attraverso rapporti consolidati da fiducia e stima reciproca.


Da ormai diversi anni Stefania e Paolo ci affiancano nella conduzione dell’azienda, facendo proprio il patrimonio di esperienze da noi maturato e portando avanti con entusiasmo e nuove idee la prestigiosa tradizione di famiglia.


La storia del Tartufo


Il tartufo è un frutto della terra conosciuto sin dai tempi più antichi. le prime testimonianze scritte risalgono al 1600-1700 a.C, ai tempi dei Sumeri e del patriarca Giacobbe. Gli antichi Sumeri utilizzavano il tartufo con altri vegetali quali orzo, ceci, lenticchie e senape, mentre si dice che gli antichi ateniesi lo adorassero al punto da conferire la cittadinanza ai figli di Cherippo, per aver inventato una nuova ricetta. Plutarco azzardò l’affermazione alquanto originale che il “tubero” nascesse dall’azione combinata dell’acqua, del calore e dei fulmini. Simili teorie, condivise o contestate anche da Plinio, Marziale, Giovenale e Galeno, avevano come unico risultato quello di generare lunghe diatribe. Molto probabilmente il loro “tuber terrae” non era il profumato tartufo di cui noi oggi ci occupiamo, bensì la “terfezia leanis” (Terfezia arenaria) o specie consimili. Esse abbondavano, allora più di oggi, in Africa Settentrionale ed in Asia occidentale, raggiungendo il peso di tre-quattro chilogrammi; è comprensibile che fossero molto apprezzate (al punto da essere chiamate “il cibo degli dei”), visto che a quei tempi erano del tutto sconosciuti i tuberi di origine americana, quali la patata ed i tapinambur. Il Tuber magnatum Pico non entrò mai a far parte delle raffinatissime ricette romane, nonostante Roma ebbe per imperatore anche un cittadino albese, Publio Elvio Pertinace. I tartufi che deliziavano i palati dei patrizi romani erano scadenti solo nella qualità, perché, per quanto riguardava il prezzo, questo era salatissimo. Lo scrittore apicio nel suo “De re Coquinaria” inserì sei ricette al tartufo nel VII libro, quello che trattava le pietanze più costose. Nel frattempo, gli studi sul tartufo si moltiplicarono. Plinio il vecchio lo definì “callo della terra”, mentre Giovenale si infatuò a tal punto da affermare che “era preferibile che mancasse il grano piuttosto che i tartufi”. Il tartufo evitò per tutto il Medioevo le mense frugali dell’uomo e rimase il cibo di lupi, volpi, tassi, maiali, cinghiali e topi. Il rinascimento rilanciò il gusto della buona tavola ed il tartufo si mise in marcia per conquistare il primo posto tra le pietanze più raffinate.


Il tartufo nero pregiato apparve sulle mense dei signori francesi tra il XIV ed il XV secolo, mentre in Italia in quel periodo si stava affermando il tartufo bianco. Nel ’700, il tartufo Piemontese era considerato presso tutte le Corti europee una prelibatezza. la ricerca del tartufo costituiva un divertimento di palazzo, per cui gli ospiti e gli ambasciatori stranieri in visita a Torino erano invitati ad assistervi. Da qui forse nasce l’usanza di utilizzare per la cerca un animale elegante come il cane, al posto del maiale, utilizzato soprattutto in francia.


Tra la fine del XVII ed inizio del XVIII sec., i sovrani Italiani Vittorio Amedeo II e Carlo Emanuele III si dilettavano nell’organizzare vere e proprie battute di raccolta. Un episodio interessante riguarda una spedizione tartufiera avvenuta nel 1751 ed organizzata da Carlo Emanuele III presso la Casa reale d’Inghilterra. Durante la giornata, furono trovati diversi tartufi, ma erano di valore estremamente inferiore rispetto a quelli Piemontesi. Il Conte Camillo Benso di Cavour, durante la sua attività politica, utilizzò il tartufo quale mezzo diplomatico, il compositore Gioacchino Rossini lo definì “Il Mozart dei unghi”, mentre lord Byron lo teneva sulla scrivania perchè il profumo lo aiutasse a destare la sua creatività e Alexandre Dumas lo definì il Sancta Santorum della tavola. Nel 1780 venne pubblicato a Milano il primo libro riguardante il tartufo bianco d’alba, battezzato col nome di Tuber magnatum Pico (Magnatum - ossia dei “magnati”, per persone abbienti, mentre Pico si riferisce al piemontese Vittorio Pico, il primo studioso che si occupò della sua classificazione). un naturalista dell’orto botanico di Pavia, il Dottor Carlo Vittadini, pubblicò a Milano nel 1831 la “Monographia Tuberacearum”, la prima opera che gettò le basi dell’idnologia, la scienza che si occupa dello studio dei tartufi, descrivendone 51 specie diverse. lo studio dei funghi ipogei fu in seguito approfondito dai ricercatori italiani ed attualmente in Italia, in particolare in Piemonte, risiedono i migliori centri di studio.


Che cos’è il Tartufo


Il tartufo è un fungo ipogeo a forma di tubero, che vive in simbiosi con le radici di alcune piante, quali, per esempio, la quercia, il tiglio, il nocciolo il carpino e il pioppo. Ha una massa carnosa detta gleba, rivestita da una sorta di corteccia chiamata peridio. È costituito in alta percentuale da acqua, fibre e sali minerali, sostanze organiche fornite dall’albero con cui vive in simbiosi. La forma dipende dalle caratteristiche del terreno in cui si sviluppa: un terreno morbido favorirà la crescita di un tartufo a forma sferica, mentre un terreno duro, pietroso e con molte radici, ne favorirà una forma bitorzoluta.


Come si conserva


Per meglio gustarne l’aroma, il tartufo dovrebbe essere consumato il più presto possibile. Esistono, però, alcuni accorgimenti che consentono di mantenere il profumo e la consistenza anche a distanza di giorni:





  • avvolgere ogni tartufo, senza asportarne la terra, in tovaglioli di panno o carta.






  • Sostituire i tovaglioli ogni giorno






  • Conservarlo in frigorifero permettendogli di “respirare” in un contenitore non ermeticamente chiuso, ma è importante sapere che i latticini, le uova e le carni, riposti nelle sue vicinanze, ne assorbono l’aroma.





  • Quando il tartufo accenna a diventare “gommoso” al tatto, si consiglia di consumarlo immediatamente, in quanto ha raggiunto il massimo grado di maturazione.



Esistono moltissime specie di tartufo: le più conosciute ed apprezzate ad uso gastronomico sono le seguenti:


• TARTUFO BIANCO PREGIATO (“Tuber magnatum Pico” conosciuto anche con il nome di “Tartufo bianco d’alba”)


• TARTUFO NERO PREGIATO (“Tuber melanosporum Vitt.” conosciuto anche come “Tartufo Nero Invernale”)


• TARTUFO NERO D'ESTATE (“Tuber aestivum Vitt.” conosciuto anche come “Tartufo Scorzone”)


• TARTUFO BIANCHETTO (“Tuber Borchii”)


Il tartufo è da considerarsi anche una vera e propria sentinella ambientale: non tollera infatti l’inquinamento e quant’altro sia dannoso alla natura.


Come si utilizza


la pulizia del tartufo, da effettuarsi solo pochi minuti prima dell’uso, deve avvenire sotto l’acqua fredda, utilizzando uno spazzolino per una pulizia più approfondita. Il tartufo bianco va servito crudo, tagliato in sottili lamelle su cibi sia freddi che caldi. Ideale su piatti a base di uova e formaggio. 


Le nuove frontiere del Tartufo


Dopo anni di ricerca e di sperimentazione, Tartuflanghe è riuscita a mettere a punto una tecnica molto innovativa, che permette di conservare il tartufo per lungo tempo, mantenendone inalterate le caratteristiche organolettiche. L’inconfondibile profumo e lo straordinario gusto del tartufo noH2O ®  si sprigionano quando il prodotto è consumato su un piatto caldo, liberando quel caratteristico bouquet aromatico che lo rende irresistibile ai palati più raffinati. Rispetto alle tradizionali tecniche di conservazione, il tartufo noH2O®  mantiene una persistenza di gusto sorprendente e molto più intensa. Il tartufo noH2O®  non contiene aromatizzanti né conservanti: si tratta infatti di 100% di Tartufo fresco disidratato.


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